martedì 1 marzo 2011

Parola di Porzia

Pubblicato sul Il Paese Nuovo martedì 1 marzo 2011


Teatro: intervista all’attrice Federica Vincenti/
Federica Vincenti e Moni Ovadia in una scena di Shylok

Questa sera,sul palcoscenico del Teatro Filograna di Casarano, all’interno della rassegna teatrale “Pensiamo in prosa”organizzata dal comune, andrà in scena lo spettacolo “Shylock - Il mercante di Venezia in prova”riscritto da Roberto Andò e Moni Ovadia, prodotto da Nuova Scena, Arena del Sole e Teatro Stabile di Bologna. Nel ruolo di Shylock, un interprete di eccezione: Shel Shapiro. In scena, l'attrice di origine salentina,Federica Vincenti che interpreta la bella, ricca e corteggiata ereditiera di Belmonte... una misterica trasformista..


Un ritratto di Federica Vincenti

«Considero il mondo per quello che è; un palcoscenico sul quale ciascuno recita la propria parte». Questa battuta viene recitata nel I Atto della I scena della cinquecentesca opera teatrale “Il Mercante di Venezia” scritta dal grande bardo William Shakespeare...All’altro capo del telefono c'è Federica Vincenti. Giovane e determinata attrice teatrale, che nel “Mercante” interpreta la bella Porzia. La Vincenti ha già recitato nel film “Il Grande Sogno” ed ultimamente la ritroviamo, ancora sul grande schermo, al fianco di Kim Rossi Stuart nella pellicola diretta da Michele Placido “Vallanzasca. Gli angeli del male”. Federica ci ha raccontato, con semplicità e vivacità, parte del suo mondo legato al territorio ed intensamente vissuto tra lavoro e famiglia. Un’attrice tutta in ascesa, che vedremo presto sulle reti Rai, ma con la mente e lo spirito carichi di amarcord per quei tempi “in bianco e nero” ormai passati che ancora nostalgicamente ci affascinano.

Come nasce la tua passione per il magico mondo dello spettacolo?
La mia passione nasce dal canto facendo piano bar tra i tredici ed i quattordici anni facendo, poi guardando Manfredi in TV che parlava dell’Accademia Nazionale di Arte Drammatica sono rimasta incantata dalle sue parole; alla fine ho voluto sperimentare tentando la scalata. A diciotto anni mi sono spostata a Roma e dopo il diploma in accademia è iniziato il mio percorso teatrale.

Nella reinterpretazione dello spettacoloShylock-Il mercante di Venezia in prova” interpreti Porzia, cosa ti ha emozionato di questo personaggio?
Il mio personaggio ha un ruolo importante e centrale, perché intorno a questa figura femminile, vista sia come punto di riferimento per gli uomini che come “fonte di denaro”, si consolida l’affermazione della donna. Credo che la storia di questo personaggio possa essere paragonata ad una donna di oggi che prima si cimenta a fare un calendario e successivamente diventa ministro; un personaggio riconducibile alla vita di tutti i giorni. Rileggendo la parte finale si comprende l’importanza di questa donna, in quanto sarà lei a “far quadrare i conti” facendo confiscare tutti i beni del personaggio ebreo.

Descrivici la figura del personaggio ebreo al interno dello spettacolo?
E’un personaggio fondamentale nel sistema dello spettacolo, soprattutto perché ci aiuta a capire la figura dell’uomo di oggi. Un passaggio centrale della rappresentazione è quello relativo al monologo dell’ebreo Shylock: “Non ha occhi un ebreo? non ha un ebreo mani, organi, membra, sensi, emozioni, passioni..ecc” in questo passo si evince quell’idea di uguaglianza tra ebrei e cristiani. Sia in questo testo, come in tutti gli altri testi shakespeariani, si analizza la figura in maniera completa; il passo può essere attualizzato, ossia possiamo pensare che la figura dell’ebreo per noi possa essere quella di un zingaro. Loro in realtà sono uguali a noi. Siamo noi che decidiamo di guardarli in maniera differente.

Cosa ti è piaciuto della riscrittura a quattro mani degli autori Roberto Andò e Moni Ovadia?
Il testo originale presenta al suo interno tante sfumature; mentre nella rilettura del Mercante di Venezia riscritta da Andò ed Ovadia si racconta l’uomo di oggi per il quale tutto ruota prevalentemente intorno al denaro.

Quali sono le difficoltà che può incontrare una giovane attrice di teatro?
Le difficoltà sono tante; certo poi alla fine dipende dalla tipologia di lavoro che si vuole fare. Ad esempio credo che se una ragazza volesse fare la velina o la showgirl andrebbe incontro a probabili “richieste indecenti”. Secondo me le situazioni sono differenti e dipende molto dalle scelte personali. Io ho deciso di fare un mestiere come tanti altri, ma che al suo interno custodisce il fuoco sacro dell’arte; un’arte pura nel vero senso della parola; nel mio caso, da attrice, le mie scelte sono ponderate ed orientate in base alla qualità, ma soprattutto anche su quello che è stato il mio percorso in Accademia. Ad esempio la mia collaborazione con Piovani è arrivata perché ho scelto determinate occasioni. Anche se ti ritrovi in “certi” ambienti, l’importante è non essere tentata, altrimenti se cadi in tentazioni poi non puoi lamentarti se ti hanno messo le mani addosso.La scelta per un’attrice cambia..oggigiorno di attrici ce ne sono tante e la parola attrice viene usata in continuazione; io più che attrice mi sento un’artista.

Secondo te il Teatro ha ancora quella grande responsabilità di narrare la vita e la verità?
Si assolutamente, penso che oggi anche con uno spettacolo di prosa si possa raccontare e ritrovare il senso delle cose e della vita. Shakespeare ad esempio ne è un esempio lampante; in quasi tutte le sue opere egli rappresentava la natura umana. In Amleto ad esempio prevale il sentimento dell’invidia; queste letture molte volte si ritrovano in drammatici avvenimenti quotidiani e questo ci fa capire che l’essere umano nel corso dei secoli non è cambiato. Credo che quanto più lontano una cosa possa sembrarci comunque racconta la nostra vita. Nonostante gli spettacoli contemporanei possano essere maggiormente compresi, penso che i testi teatrali classici ci rappresentino di più; perché in essi vi è analizzato il tutto, ossia quel grande connubio tra passato e presente magistralmente analizzato e poi rappresentato dai cosiddetti autori classici.

Nel film Vallanzasca
Come è stato interpretare la donna del “boss della Comasina” Giuliana Brusa nel film “Vallanzasca”?
Giuliana è un personaggio un po’ complicato; è la storia di una donna che si innamora di Vallanzasca indirettamente, conoscendolo prima tramite il video e poi attraverso una serie di lettere; in questo rapporto ho visto un qualcosa di romantico e sono stata contenta di rappresentare Giuliana; poi al fianco di Kim Rossi Stuart mi sono travata molto bene, è stata una bella esperienza.

Michele Placido come regista?
Come dire, quando mi dirige non è molto carino; nel senso che se ha qualcosa da dirmi “me ne dice di tutti i colori”. E’un grande direttore questo è indubbio; è uno che vive la scena sul momento ampliando anche la sceneggiatura; da questo punto di vista Michele è molto di “pancia” sia nel dirigere un attore che nel girare una scena.

Quale è il personaggio che ti ha maggiormente affascinato?
Il personaggio che mi ha affascinato di più è stato quando ho interpretato Micol Finzi Contini nel Romanzo di Ferrara tratto da una riscrittura di Tullio Kezich; non posso non dimenticare il bellissimo precedente e la storica interpretazione di Dominique Sanda per la regia di Vittoria De Sica; sono stata onorata di reinterpretare quel personaggio in teatro.

Quale personaggio ti piacerebbe interpretare?
A me piacerebbe tanto “L’opera da tre soldi” di Bertolt Brecht; penso che per un’attrice di teatro interpretare Ofelia o Lady Macbeth sia la realizzazione di un sogno, ma al di là di questo l’importante è fare questo lavoro con volontà ed amarlo veramente. In quel momento sei unica e vai alla ricerca della tua amina o dimensione. Alla fine non ho delle regola fisse sui personaggi ne su determinati registi, sono pronta a tutto, ma non ad essere una “velina” – risata -. Che poi alla fine le veline, con molta pazienza, riescono ad occupare tutti i ruoli, tra un po’ a qualcuna di loro le faranno interpretare Lady Macbeth –risata-.

Nel 2010 hai ricevuto il Premio Persefone come rivelazione Attrice/cantante dell’anno per lo spettacolo “Italia Mia” regia di Vincenzo Cerami e musiche di Nicola Piovani, raccontaci come è andata?
La collaborazione con Piovani e Cerami è stata molto importante,oltre al fatto di essermi travata bene con loro. E’ stata un’ esperienza nuova, diversa dalle prove teatrali. Un episodio particolare è stato all’Auditorium della Musica di Roma quando dopo lo spettacolo ho incontrato Benigni; in quell’occasione lui è stato molto carino facendomi dei complimenti sull’esibizione ed in particolare sul canto. Lo spettacolo “Italia Mia” è diventato anche un dvd prodotto con la Rai.

Hai studiato canto, che genere di musica ascolti e cosa canticchi solitamente?
Ho una passione per la musica classica e per quella leggera. Ascolto sia la Lucia di Lammermoor che Mina; Adoro anche i Musical come Cat, Les Misérables, il Fantasma dell’Opera. Premetto che tutti i generi di musica mi fanno emozionare, ma non mi sento particolarmente attratta dal rock, rap e l’house. Per citare alcuni brani che sento molto vicino a me sono “The way we were” colonna sonora dal film “Come eravamo” con Barbara Streisand; studiando questo ed altri brani della Streisand successivamente mi sono ritrovata a cantarli; queste sono le canzoni che mi hanno influenzato negli anni. Mi sono ritrovata anche a cantare, come nello spettacolo di Ovadia, un’aria del cinquecento di Dolland, non con la voce classica di testa, ma diciamo creando un connubio tra la voce di testa e quella di petto; penso che la mia “voce” sia un po’ contaminata dal classico.
E’ peccato che oggi non si ascoltino più le canzoni di una volta che rappresentano la nostra storia, ad esempio quella di “Moon River” in “Colazione da Tiffany”. E mi chiedo come mai in Rai durante gli spettacoli propongono delle musiche che non ci appartengono?; forse perché oggi si cerca l’originalità e la trasgressione nelle cose; e delle volte questa trasgressione ed originalità non trasmette le emozioni giuste; direi che sarebbe meglio ritornare un po’ al passato.

Se ti dovessero invitare a cantare sul palco della Notte della Taranta?
“Lu rusciu del lu mare è mutu forte la fia de lu re se dae la morte”. Questa è la mia tradizione.

Da circa cinque anni sei mamma di Gabriele, quanto è cambiata la tua vita e come è vivere “tra palco e realtà”?
La vita cambia totalmente; devi cercare di bilanciare il tutto, da un lato devi dare a lui la giusta tranquillità e dall’altro devi cercare di non perdere di vista il lavoro. Mi accorgo che lasciare mio figlio a Lecce con mia madre non è facile, ma chi fa questo lavoro, in teatro specialmente, è necessario e credo che in questo modo i figli crescano meglio; poi tutte le volte che sto con lui do il massimo e la qualità è alta.

Cosa si prova a vivere al fianco di un grande artista?
Sono ormai anni, ci compensiamo a vicenda; lui è una persona speciale e generosa che sa molto ascoltare gli altri, ama molto la famiglia ed una persona di grande umiltà, valore che lui mi trasmette ; non è un uomo assolutamente viziato ed è lui che si prodiga quando io non sono a casa. In questi anni mi ha insegnato tantissimo; sono migliorata anche grazie a lui e quello che sono lo devo anche a lui. I suoi ritmi e la sua cultura hanno influenzato anche le mie scelte teatrali; poi dopo tanti anni che vivi con una persona impari a conoscerla sempre meglio.

Progetti per il futuro?
Adesso,finito questo spettacolo il sei Aprile inizio una fiction in Rai dal titolo "Nero Wolf" insieme a Francesco Pannofino. Diciamo che dopo tanti anni di teatro questo è il primo impegno televisivo e sono contenta di fare questa nuova esperienza.

L’ultimo film che hai visto?
L’ultimo film che ho visto è stato “Closer” ed “Inglourious Basterds” di Tarantino; e poi ho ripreso i fantastici film di Mel Brooks come “To Be or not to Be”, “Frankenstein Junior” e sono letteralmente impazzita.

Quali sono le tue letture?
Recentemente le mie letture sono quelle dello scrittore Eric-Emmanuel Schmitt, come ad esempio Piccoli crimini coniugali”, “Il bambino di Noè”; e poi ultimamente ho letto “Oltre lo specchio” un romanzo scritto da una giornalista del Corriere della Sera, Emilia Costantini.

Chi sono i tuoi Maestri nella vita?
In Accademia ho avuto Lorenzo Salveti ed altri, ma credo che alla fine i veri maestri sono quelli che conosci nella vita, come Piovani, Ovadia che per me in questi anni sono stati un po’come un punto di riferimento e poi soprattutto il mio compagno e maestro.

Cosa pensi del Salento ?
Sono orgogliosissima della mia terra; ed ogni volta che ne parlo, mi dicono “quanto è bella Lecce” e questo mi entusiasma veramente tanto. A Lecce, come nelle altre città del Salento, ci sta un bel movimento poi ad esempio a Casarano, quest’anno al teatro Filograna hanno realizzato un bel programma teatrale. Sono veramente soddisfatta.



Giuseppe Arnesano

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