mercoledì 5 febbraio 2014

Questioni politiche agitano il destino della Casa Museo di Alda Merini

Alda Merini 

A qualche giorno dal post su Facebook nel quale Barbara Carniti, figlia di Alda Merini, si indignava per l’incuria, l’indifferenza e lo stato di abbandono in cui versa la casa-museo dedicata alla poetessa, abbiamo contattato la terzogenita della scrittrice per un chiarimento sugli ultimi fatti. Per Barbara la scelta di chiudere la casa-museo è di natura politica. Inoltre, prosegue la Carniti, “non ho la percezione che vogliano trovare una soluzione stabile per dare la giusta dignità alla Poetessa dei Navigli”.

Milano: a poco più di quattro anni dall’inaugurazione della Casa-Museo di Alda Merini, avvenuta il 21 marzo del 2011 e situata in via Magolfa 32, a pochi passi dal palazzo in cui la poetessa ha vissuto nell’ultimo periodo della sua vita, la situazione della giovane istituzione risulta già complicata. Dopo la chiusura definitiva del museo, ufficializzata il 2 settembre 2013 per la mancanza di risorse economiche e pochi visitatori, non sono mancati gli incresciosi episodi di incuria, indifferenza e abbandono che hanno spinto la figlia Barbara prima a uno sfogo tramite Facebook, e successivamente a chiedere un confronto con l’assessore alla cultura Filippo Del Corno.
Dopo la chiusura del museo e gli spiacevoli avvenimenti dei giorni scorsi, pensi che l’unica questione imputabile sia quella economica oppure si tratta di un’assenza di sensibilità culturale da parte delle istituzioni?
Voglio credere nelle persone e quindi al fatto che, per mancato bilancio del 2013 e per le poche visite, il Comune abbia dovuto chiudere la casa-museo. Tenendo conto però che la casa-museo è ubicata nella zona a traffico limitato di via Magolfa e gli orari di apertura erano previsti dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 18. Vista la situazione in cui versa tutto il Paese, come si può pensare che un lavoratore durante la settimana prenda un permesso per visitare un museo, quando potrebbe farlo tranquillamente nel weekend? Credo che questa scelta sia di natura politica. Non dimentichiamo che la proposta di aprire una casa museo a nostra madre è provenuta dalla Giunta precedente. In campagna elettorale Pisapia ha fatto della cultura il suo cavallo di battaglia, ma è venuto meno a molti dei suoi propositi e, per quello che si può vedere, la cultura non ha avuto lo spessore che noi tutti ci aspettavamo.
Filippo Del Corno, assessore alla Cultura del Comune di Milano, ha comunicato: “Stiamo già scrivendo, insieme alla Zona, un bando che uscirà entro l’anno: l’obiettivo è quello di assegnare gli spazi a un’associazione o a una rete di associazioni che tengano viva la memoria di Merini aprendo il museo e svolgendo, nelle altre stanze, attività culturali, corsi e seminari”. Secondo te questo atteggiamento propositivo del Comune può celare una manovra che declini la responsabilità verso terzi sul futuro del museo? 
Per quel che riguarda il declinare la responsabilità, è il mio più vivo sentire. Se le cose dovessero andare bene con l’Associazione che prenderà carico la casa-museo, sarà merito del Comune stesso per aver avuto la perspicacia di individuare la giusta associazione e viceversa.
Alcuni commenti letti in Rete consigliano di trasferire il museo in Calabria o in Puglia. Esistono dei presupposti per un eventuale cambio di residenza? 
Qualcuno ha parlato di Calabria ed è stato riportato anche sulla testata Il Giornale, ma quanto scritto in quell’articolo non è veritiero: non so come sia trapelata questa notizia. Al massimo si potrebbe pensare alla Puglia, visto che ha ospitato la poetessa milanese negli anni del matrimonio in seconde nozze con il poeta/chirurgo Michele Pierri (tarantino), ma questo sarà da valutare. La questione è anche un’altra: noi eredi abbiamo ceduto in comodato d’uso gratuito gli oggetti esposti nella casa-museo per una durata di cinque anni e, se teniamo conto che nostra madre è deceduta già da quattro anni, si possono fare in fretta i conti. Il Comune di Milano dimostri di avere sensibilità e onestà e ridia alle persone che amano la poetessa quei luoghi da lei vissuti.
Quali potrebbero essere le soluzioni per una futura riapertura del museo?
La proposta del Comune è stata quella di scrivere un bando valido a tutte le associazioni non profit per tenere viva la casa-museo. Peccato, e qui mi viene da sorridere, che a una associazione non profit vengano richiesti 5mila euro di cauzione, quando il Comune stesso non ha dimostrato di prestare la giusta attenzione alla memoria e agli oggetti della poetessa che ha cantato Milano. La stessa Milano che più di una volta le ha girato le spalle. Il mandato che interesserà l’associazione vincitrice del bando avrà una durata di soli tre anni, rinnovabili al massimo per altri tre. Questo significa che, se dovesse andar male fra tre anni, ci troveremmo nelle stesse condizioni odierne e nella peggiore delle ipotesi il progetto è solo rimandato tra sei anni. Non ho la percezione che gli amministratori locali vogliano trovare una soluzione stabile, per dare la giusta dignità alla Poetessa dei Navigli.
Giuseppe Arnesano

sabato 18 gennaio 2014

I 500 No


Alla fine è accaduto. È accaduto per più generazioni di professionisti dei Beni Culturali, è accaduto per gli Archeologi, gli Architetti, gli Archivisti, i Bibliotecari, i Diagnosti, gli Ingegneri, i Demoetnoantropologi e gli Storici dell’Arte; è accaduto proprio al cospetto del possente colonnato del Pantheon. Dopo mesi di malessere, emerso dalla pubblicazione dello scandaloso bando governativo nominato 500 giovani per la Cultura, che prevede uno stage formativo di 12 mesi per 500 laureati under 35 presso gli istituti, siti e musei statali con un compenso lordo annuo di 5mila euro, è accaduto che questa mattina in piazza della Rotonda si è svolta la Manifestazione Nazionale 500 NO AL MiBACT. La civile e composta protesta, promossa dall’Associazione Nazionale Archeologi presieduta da Salvo Barrano e condivisa da altre associazioni del settore, ha innescato uno scatto dignitoso da parte di quanti nel mondo dei Beni Culturali hanno investito ed investono in formazione, professionalità e ricerca per sostenere con forza quelle precarie colonne che sono alla base della nostra civiltà e della nostra cultura.
A manifestazione iniziata abbiamo raggiunto Barrano, che in merito alla riformulazione del bando da parte del Ministro Massimo Bray ha specificato che “il ministro in parte ha accolto le nostre osservazioni perché ha dovuto modificare nottetempo i termini del bando, probabilmente per mettersi al riparo dai profili di più chiara illegittimità che avrebbero comportato un ricorso e quindi l’annullamento del bando”. Inoltre, continua Barrano, “noi chiediamo il riconoscimento immediato delle professionalità attraverso l’approvazione di una proposta di legge che è già in esame alla camera da qualche settimana, in secondo luogo un incremento del personale attraverso bando di concorso pubblico per i profili tecnico-scientifici di cui il ministero ha necessità, e in terzo luogo, invece, la riscrittura del bando ‘500 giovani per la Cultura’ non deve prevedere maggiori risorse per la formazione, perché l’offerta formativa in Italia è satura, ma piuttosto lavoro vero, autonomo o pubblico e non sub-occupazione”.
Infine alla domanda riguardante la natura politica o pubblico-amministrativa del problema che ruota all’ormai noto bando, Barrano risponde: “Il problema delle risorse è sia politico, poichè queste non mancano e basta vedere i bilanci pluri milionari della società in house Ales o della società Arcus del Ministero, che tecnico, perché il corpo è debole da un punto di vista amministrativo ed inaccettabile da un punto di vista politico”.


Giuseppe Arnesano 
Pubblicato su Artribune il 12 Gennaio 2014

lunedì 30 dicembre 2013

Performance di fine anno

Io dico “no” ai botti di fine anno. Iniziamo il 1 Gennaio 2014 con una maggiore sensibilità e speranza. In occasione della notte di Capodanno e per contribuire alla bellissima iniziativa dell’agenzia Piero Rodio Experience, promossa con l’ausilio dell’A.N.P.A.N.A. Lecce, associazione di guardie eco-zoofile e dall’assessorato alle Politiche Ambientali di Comune di Lecce, abbracciamo in senso “artistico” un’idea generata dalle arti visuali e conosciuta con il nome di arte performativa o performance. 

La performance sociale ideata dal blog “L’Arte Tra Le Righe”, userà la forza dei Social (Fb, Twitter ed Instagram) e la sensibilità di tanti per condividere ed appoggiare l’obiettivo degli organizzatori di “no” ai botti che, come comunicato dal presidente di A.N.P.A.N.A. di Lecce la raccolta dei fondi avrà lo scopo di realizzare un 118 veterinario, con un’ambulanza destinata solo agli animali, inoltre parte del ricavato raccolto sarà devoluto alla Croce Rossa Italiana Lecce per realizzare progetti d’interesse sociale.

Alla performance simbolica, che sarà vissuta da tutti coloro che allo scadere della mezzanotte libereranno in aria le silenziose lanterne di carta di riso, si potrà partecipare attraverso la pubblicazione sulla pagina evento di Fb di uno scatto singolo o di gruppo dedicato alla propria lanterna, precisando l’ hashtag #noaibotti2013 luogo del lancio ed un breve pensiero.

Un momento singolare fermato nell’intimità familiare o nella coralità di una compagnia che vedrà, nella manualità della costruzione della lanterna volante e del successivo lancio, gesti, sensibilità e stati d’animo condivisi nello stesso istante e con un unico risultato e benevolo per l’uomo e per tutti gli animali. Forma d’arte? fate voi!

In queste ultime ore è possibile acquistare la lanterna + bottiglia di vino con collarino della campagna di prevenzione Cri "Gusta la Vita bevi con moderazione”, legati al progetto che il Comune di Lecce intende promuovere presso l’Open Space di piazza S. Oronzo di Lecce.

DIFFONDETE L'INVITO A TUTTI I VOSTRI CONTATTI

lunedì 16 dicembre 2013

La forza della tradizione

Morandi, Carrà, Boccioni, Severini, Sironi, Capogrossi e tanti altri sono solo alcuni dei nomi che ruotano attorno alla figura del grande “padre dell’arte moderna”. Dal 5 ottobre scorso e fino al prossimo 2 febbraio 2014 le sale del Complesso del Vittoriano di Roma ospitano l’esposizione dedicata a “Cézanne e gli artisti italiani del ‘900”. La mostra, curata da Maria Teresa Benedetti con l’apporto di Denis Coutagne, Rudy Chiappini e Claudio Strinati del comitato scientifico, si compone di quattro sezioni tematiche ed iconografiche. Le sezioni sono precedute da un primo percorso documentaristico, dal quale emergono una serie di quaderni, saggi critici e letterali, riviste d’epoca che testimoniano la diffusione delle opere di Cézanne in Italia ed il vivace dibattito culturale di quegli anni.
La prima fase del percorso espositivo presenta un’attenzione particolare all’attività critica di Ardengo Soffici, che per primo ha promosso la pittura del maestro di Aix- en- Provence nel nostro Paese ed è proprio in un articolo del 1908, pubblicato sulla rivista senese “Vita d’Arte”, che Soffici definisce Cézanne “pazzo e primitivo…al modo scontroso dei mistici cristiani di Jacopone da Todi e Giotto”, enfatizzando in questo modo il rapporto fra modernità e tradizione che ha contraddistinto il linguaggio pittorico di Cézanne.
Secondo le parole della curatrice: “l’esposizione propone un’interessante ricostruzione della produzione dell’artista francese in relazione a quella dei nostri connazionali, mostrando e analizzando le ragioni del suo estro, gli interessi e le tematiche a lui più care, secondo un organico percorso volto a tracciare le linee principali del tessuto creativo della nostra storia culturale; in Italia Cézanne è avvertito da un lato come un innovatore, padre del cubismo e dall’arte pura, dall’altro come un classico, vicino ai grandi esempi della nostra tradizione”.
Negli ottanta capolavori realizzati dagli artisti italiani ed esposti in mostra, possiamo leggere, attraverso una mirabile selezione di paesaggi, nature morte, nudi e ritratti, le personalissime evoluzioni artistiche, le esperienze e gli stati d’animo di quei numerosi personaggi che si lasciarono sedurre dall’inconfondibile segno di Cézanne. Un vero e proprio dialogo si evolve dai sospesi e silenziosi paesaggi di Carrà alle immobili e quasi astratte Bagnanti di schiena di Pirandello, opera del 1955, fino ad uno dei più celebri gruppi eseguiti da Cézanne ossia Le Bagnanti del 1892 dove nelle ridotte dimensioni dei nudi ritratti, si percepisce pienamente quella graduale sintesi espressiva e vivacità cromatica; a questo piccolo olio su tela, proveniente dal Musée d’Orsay di Parigi, si contrappone Concerto, opera pittorica realizzata da Felice Casorati nel 1924, dove le più classiche e statiche figure femminili alimentano il senso dell’evolutivo linguaggio pittorico e l’importanza del dirompente influsso cézaniano. Tra le tante tele presenti nella sezione dei ritratti, posizionata al piano superiore delle sale espositive, troviamo il grande olio su tela del 1916 di Boccioni, intitolato Ritratto del Maestro Busoni, che incanta per quella forza che emerge dall’elegante posa e dalla suggestiva e cinetica tavolozza cromatica.
Forse le ventidue opere di Cézanne non saranno conosciute agli occhi del grande pubblico, ma senza dubbio la mostra “Cézanne e gli artisti italiani del 900” suggerisce, a quanti hanno poco conosciuto la cultura figurativa degli artisti italiani in quegli anni in parte oscurata dal “mito” spesso romanzato degli artisti parigini, nuove prospettive e sentimenti, colori e forme di un Italia pittorica che ha vissuto e si è evoluta egregiamente nel segno della tradizione e della modernità.

Giuseppe Arnesano



sabato 14 dicembre 2013

Al Pigneto "La Tela Trema"

Questa sera al Forte Fanfulla, in via Fanfulla da Lodi a Roma, è di scena il live painting "La tela trema" con Massimo Pasca ed Antonio Pronostico. Un incontro/scontro tra segni e visioni differenti che vederà i due artisti affrontarsi in una nuova esperienza performativa. L'idea dei due illustratori, nasce da un'esigenza corale che coinvolge direttamente il pubblico durante il processo creativo dell'opera. 




START ORE 18:30
FORTE FANFULLA 
(via Fanfulla da Lodi)
PIGNETO

giovedì 5 dicembre 2013

Al MAR di Ravenna L'incanto dell'affresco


Il MAR Museo d'Arte della Città di Ravenna prosegue la sua indagine su temi di grande interesse ancora da approfondire con l’ambizioso progetto espositivo dal titolo L'incanto dell'affresco in programma dal 16 febbraio al 15 giugno 2014, realizzato grazie al prezioso sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Ravenna.
La mostra, curata da Claudio Spadoni, direttore scientifico del Mar, e da Luca Ciancabilla, ricercatore del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Bologna (sede di Ravenna), si divide in sei sezioni, ordinate secondo un indirizzo storico-cronologico: dai primi masselli cinque-seicenteschi, ai trasporti settecenteschi, compresi quelli provenienti da Pompei ed Ercolano, agli strappi ottocenteschi, fino alle sinopie staccate negli anni Settanta del Novecento. 
Più di cinquant'anni or sono Roberto Longhi sentì per primo, anche sull'onda del successo della prima “Mostra di affreschi staccati” che si tenne al forte Belvedere di Firenze (1957), la necessità di allestire un'esposizione che potesse ripercorrere la secolare storia e fortuna della pratica del distacco delle pitture murali, una storia del gusto, del collezionismo, del restauro, e tutela di quella parte fondamentale dell’antico patrimonio pittorico italiano. 
Risalgono ai tempi di Vitruvio e di Plinio le prime operazioni di distacco, secondo una tecnica che prevedeva la rimozione delle opere insieme a tutto l’intonaco e il muro che le ospitava. Il cosiddetto “massello”, che favorì il trasporto a Roma di dipinti provenienti dalle terre conquistate altrimenti inamovibili, dopo secoli di oblio trovò nuova fortuna a partire dal Rinascimento - nel nord come nel centro della Penisola - favorendo la conservazione ai posteri di porzioni di affreschi che altrimenti sarebbero andati perduti per sempre. Così, in un arco temporale compreso fra il XVI e il XVIII secolo, vennero traslate la Maddalena piangente di Ercole de Roberti della Pinacoteca Nazionale di Bologna, Il gruppo di angioletti di Melozzo da Forli dei Musei Vaticani, La Madonna della Mani del Pinturicchio: opere queste presenti in mostra.
Un modus operandi difficile e dispendioso che a partire dal secondo quarto del Secolo dei Lumi venne affiancato, e piano piano sostituito, dalla più innovativa e pratica tecnica dello strappo, prassi che tramite uno speciale collante permetteva di strappare gli affreschi e quindi portarli su di una tela. Una vera rivoluzione nel campo del restauro, della conservazione, ma anche del collezionismo del patrimonio murale italiano. Così mentre nelle appena riscoperte Ercolano e Pompei si trasportavano su nuovo supporto e quindi al Museo di Portici le più belle pitture murali dell’antichità, nel resto d’Italia si diffondeva la rivoluzione dello strappo. Nulla sarebbe stato più come prima. Da quel momento in poi e fino a tutto il XIX secolo un numero cospicuo di capolavori della pittura italiana furono strappati, staccati dalle volte delle chiese, delle cappelle, dalle pareti dei palazzi pubblici e privati che le accoglievano da secoli, per essere trasportati in luoghi più sicuri, nelle quadrerie e nelle gallerie nobiliari e principesche d’Italia e di mezza Europa. Spesso infatti, dietro a conclamate esigenze conservative, si celavano implicite motivazioni collezionistiche. 
Andrea del Castagno, Bramante, Bernardino Luini, Garofalo, Girolamo Romanino, Correggio, Moretto, Giulio Romano, Niccolò dell’Abate, Pellegrino Tibaldi, Veronese, Ludovico e Annibale Carracci, Guido Reni, Domenichino, Guercino: tutti i grandi maestri dell’arte italiana fra la metà del Settecento e la fine del XIX secolo furono oggetto delle attenzioni degli estrattisti: Antonio Contri, Giacomo e Pellegrino Succi, Antonio Boccolari, Filippo Balbi, Stefano Barezzi, Giovanni Rizzoli, Giovanni Secco Suardo, Giuseppe Steffanoni, anche loro, come gli illustri artisti sopracitati, e come alcune fra le più belle pitture di Ercolano e Pompei, saranno protagonisti della mostra del Mar. 
Ma la prassi estrattista conoscerà la sua più fortunata stagione proprio nel secolo scorso, quando, a partire dal secondo dopoguerra, furono strappati e staccati un numero impressionante di affreschi. I danni provocati ad alcuni fra i principali monumenti pittorici italiani dai bombardamenti bellici, la convinzione che l’unica strada da percorrere per evitare che in futuro potessero reiterarsi danni irreparabili come quelli al Mantegna a Padova, Tiepolo a Vicenza, Buffalmacco e Benozzo Gozzoli a Pisa, fecero si che a partire dagli anni Cinquanta fosse avviata la più imponente campagna di strappi e stacchi che l'Italia abbia mai conosciuto. In caso di una nuova guerra, anche quella fondamentale porzione del nostro patrimonio pittorico si sarebbe potuta salvare ricoverandola nei rifugi antiaerei, come era stato fatto a partire dal 1940 con le tele e le tavole dei maggiori musei della nazione.
Prese quindi avvio la cosiddetta “stagione degli stacchi” e della “caccia alle sinopie”, i disegni preparatori che i maestri tre-quattrocenteschi avevano lasciato a modo di traccia sotto gli intonaci. Perché come nei due secoli precedenti, anche allora a evidenti e giuste ragioni conservative e di salvaguardia, se ne affiancarono altre, diremmo, di diverso interesse. Se nell’Ottocento era il collezionismo privato a favorire il trasporto degli affreschi, ora erano gli storici dell’arte e i musei della ricostruita Nazione a chiedere la diffusione su più ampia scala della tecnica estrattista. Questi interessati a studiare le opere grafiche, cioè le sinopie, di pittori che avevano lasciato assai poco al proposito su carta, gli altri a poter disporre di capolavori dell’arte italiana altrimenti inavvicinabili, rendendoli facilmente fruibili a tutti.
L’alluvione di Firenze fece il resto, mostrando al mondo intero la precarietà che condizionava la vita dei più straordinari affreschi italiani. Così, per sfuggire a morte certa, lasciarono per sempre il muro che li aveva custoditi da secoli Giotto, Buffalmacco, Altichiero, Vitale da Bologna, Pisanello, Signorelli, Perugino, Pontormo, Tiepolo trovando dimora in alcuni fra i più importanti musei della nazione e ora, per quattro mesi, nelle sale del Mar di Ravenna. 

Sede: 
Museo d’Arte della città di Ravenna

Enti organizzatori
Mar - Museo d’Arte della città di Ravenna

Patrocini: 
Regione Emilia-Romagna e Provincia di Ravenna

Periodo: 
16 febbraio – 15 giugno 2014

Curatori
Claudio Spadoni e Luca Ciancabilla

Enti organizzatori
Comune di Ravenna - Assessorato alla Cultura, MAR Ravenna

Sponsor ufficiale
Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna
Orari: 
fino al 31 marzo: martedì- venerdì 9-18, sabato e domenica 9-19, 
dal 1 aprile: martedì - giovedì 9-18; venerdì 9-21;
sabato e domenica 9-19 , chiuso lunedì
la biglietteria chiude un’ora prima
Ingresso
intero: 9 euro, ridotto: 7 euro, 
studenti Accademia e Università, insegnanti: 4 euro

Fonte: comunicato stampa Studio Esseci di Sergio Campagnolo

VISIVA: ecco il corso per Reflex Digitale

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Docenti
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  2. Modalità di scatto: quali sono le differenze tra tutti gli automatismi, come "pensa" una reflex digitale
  3. Esposizione: la luce, le differenti modalità di misurazione e di valutazione
  4. Pratica in esterno o in location
  5. Autofocus: le varie modalità di messa a fuoco in automatico, differenza tra sfocato e micromosso
  6. Pratica in esterno o in location
  7. Bilanciamento del bianco e la temperatura colore: come realizzare foto con colori reali e vivaci
  8. Pratica in esterno o in location
  9. Revisione finale, analisi delle immagini realizzate dai partecipanti, commenti e valutazioni sui risultati ottenuti
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fonte: sito Visiva